Continua il trend in crescita degli abitanti residenti: 3 abitanti in più!

Continua lentamente a crescere, come si vede dal grafico sottostante,  la popolazione di Forlì del Sannio.

Dal 2014 si è invertita la tendenza della curva che è, sia pur di poco, in salita. Infatti dal 2014 ad oggi la popolazione di Forli è aumentata di 9 unità. Tuttavia, ad aiutare questo aumento di abitanti ha influito l'immigrazione. Infatti il numero dei decessi, come da sempre, supera il numero dei nati (sono decedute 13 persone e ne sono nate 4 di cui 3 femmine e 1 maschio). Al contrario si sono trasferiti a Forli altre 16 abitanti a fronte dei 13 decessi, che hanno consentito di avere nel 2017 un saldo positivo (+ 3 abitanti). Gli emigrati ad altri comuni sono stati 9.

Nella tabella sotto riportata potrete vedere il SALDO NATURALE (dato dalle nascite e dai decessi) e il SALDO MIGRATORIO (immigrati e emigrati) così come altre curiosità interessanti. 

Pertanto al 1 gennaio 2017, gli abitanti di Forlì salgono da 675 a 682 (7 abitanti abitanti in più). Cala il numero di famiglie: da 302 a 301.

 

Bilancio demografico anno 2016 e popolazione residente al 1 gennaio 2017

 

   MASCHI  FEMMINE  TOTALI
 Popolazione al 1 gennaio  322  353  675
 Nati  1  4
 Morti  6 13 
Saldo naturale -6 -3 -9
       
Immigrati da altri comuni 14 8 22
Immigrati da estero 2 1 3
Emigrati ad altri comuni -3 -6 -9
Saldo migratorio +13 +3 +16
       
Popolazione al 31 dicembre 329 353 682
       
Numero famiglie 301

 


 

 

 

 

Fonte: ISTAT


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San Biagio, Patrono di Forlì del Sannio, lo si venera tanto in Oriente quanto in Occidente, e per la sua festa è diffuso il rito della “benedizione della gola”, fatta poggiandovi due candele incrociate (oppure con l’unzione, mediante olio benedetto), sempre invocando la sua intercessione.
L’atto si collega a una tradizione secondo cui il vescovo Biagio avrebbe prodigiosamente liberato un bambino da una spina o lisca conficcata nella sua gola.


Patronato: malattie della gola

Etimologia: Biagio = bleso, balbuziente, dal latino

Emblema: Bastone pastorale, Candela, Palma, Pettine per lana

Venerazione: 3 febbraio


Vescovo, dunque. Governava, si ritiene, la comunità di Sebaste d’Armenia quando nell’Impero romano si concede la libertà di culto ai cristiani: nel 313, sotto Costantino e Licinio, entrambi “Augusti”, cioè imperatori (e pure cognati: Licinio ha sposato una sorella di Costantino). Licinio governa l’Oriente, e perciò ha tra i suoi sudditi anche Biagio. Il quale però muore martire intorno all’anno 316, ossia dopo la fine delle persecuzioni. Perché? Non c’è modo di far luce. Il fatto sembra dovuto al dissidio scoppiato tra i due imperatori-cognati nel 314, e proseguito con brevi tregue e nuove lotte fino al 325, quando Costantino farà strangolare Licinio a Tessalonica (Salonicco). Il conflitto provoca in Oriente anche qualche persecuzione locale – forse ad opera di governatori troppo zelanti, come scrive lo storico Eusebio di Cesarea nello stesso IV secolo – con distruzioni di chiese, condanne dei cristiani ai lavori forzati, uccisioni di vescovi, tra cui Basilio di Amasea, nella regione del Mar Nero. Per Biagio i racconti tradizionali, seguendo modelli frequenti in queste opere, che vogliono soprattutto stimolare la pietà e la devozione dei cristiani, sono ricchi di vicende prodigiose, ma allo stesso tempo incontrollabili. Il corpo di Biagio è stato deposto nella sua cattedrale di Sebaste; ma nel 732 una parte dei resti mortali viene imbarcata da alcuni cristiani armeni alla volta di Roma. Una improvvisa tempesta tronca però il loro viaggio a Maratea (Potenza): e qui i fedeli accolgono le reliquie del santo in una chiesetta, che poi diventerà l’attuale basilica, sull’altura detta ora Monte San Biagio, sulla cui vetta fu eretta nel 1963 la grande statua del Redentore, alta 21 metri. Numerosi altri luoghi nel nostro Paese sono intitolati a lui, oltre la Chiesa Parrocchiale di Forlì del Sannio: San Biagio della Cima (Imperia), San Biagio di Callalta (Treviso), San Biagio Platani (Agrigento), San Biagio Saracinisco (Frosinone) e San Biase (Chieti). Ma poi lo troviamo anche in Francia, in Spagna, in Svizzera e nelle Americhe... Ne ha fatta tanta di strada, il vescovo armeno della cui vita sappiamo così poco.
Autore: Domenico Agasso
Fonte: Famiglia Cristiana